17° Torneo Interregionale dell’Amicizia

Siete tutti invitati domenica 30 aprile, presso il Palazzetto dello Sport “Giovanni Trevisan” a Settimo di Cintogaomaggiore, per il torneo di tennis tavolo “Memorial Michele Mucignat e Pietro Vidotto”, organizzato dal CSI Pordenone assieme all’Unione Sportiva Settimo e l’amministrazione comunale di Cinto Caomaggiore (VE)

Per maggiori informazioni ecco il volantino dell’evento.

Cambio arbitro?

Sembra scoppiata ultimamente una moda, soprattutto nei nostri campionati di calcio a 5.  Nell’impossibilità di procedere al cambio dei propri giocatori e compagni, si chiede…….il cambio dell’arbitro! Quando perdiamo una partita non è mai colpa del nostro attaccante che ha sbagliato un goal a porta vuota o del compagno che si è fatto espellere perchè ha perso la testa, o per il difensore che ha “tranciato” un avversario. Siccome con loro dobbiamo andare a mangiare la pizza e bere in compagnia, e non possiamo quindi sostituirli, è più facile addossare le colpe all’arbitro reo non solo di avere sbagliato, a proprio giudizio, una o più valutazioni tecniche, ma, prossimamente, ci aspettiamo anche che ci sia solo il sospetto che porti “sfiga” alla nostra squadra. Ciò non è soltanto fuori luogo ma dimostra il fatto che, come citato anche nell’articolo precedente, spesso manca il rispetto delle regole. Infatti il regolamento prevede la possibilità per tutte le società di fare reclami e ricorsi, nell’assoluto rispetto delle regole. Non serve chiedere che l’arbitro che ha preso determinati provvedimenti non diriga più gare della mia squadra (proposta naturalmente irricevibile) ma semplicemente e rispettosamente basta presentare un reclamo o ricorso. Punto. E’ una cosa semplice e che ha un grande fondamento di civiltà oltre che di sportività. E questo comitato ha già dimostrato in tante occasioni, di essere pronto a valutare con assoluta imparzialità ogni situazione e di ammettere anche propri errori o errori arbitrali.  Ed è propria l’imparzialità e la trasparenza dei nostri atti che speriamo possa aiutare e favorire la corretta partecipazione e crescita di tutto il nostro mondo sportivo. Punto.

Scusate se è poco……

Quando i campionati entrano nel vivo,  si assiste ciclicamente ad un’impennata di agonismo esasperato che, da una parte appare umanamente comprensibile, dall’altra invece decisamente ingiustificabile. Comprensibile nella misura in cui ognuno cerca di dare il massimo per ottenere un obbiettivo prefissato e per il quale la squadra tutta si è impegnata, ingiustificabile nel voler comunque ottenere il risultato a tutti i costi, dando ad altri la colpa del mancato raggiungimento. Di solito gli altri sono “gli arbitri”, ovvero coloro che non hanno visto un determinato fallo o che hanno fischiato un rigore contro o che comunque si presume abbiano sbagliato danneggiando la propria squadra. Mai che si tenga conto dell’errore del proprio giocatore, che magari solo davanti alla porta ha sbagliato un goal incredibile o del difensore che ha sbagliato un intervento o del giocatore che tenta di farsi ragione a voce o con prepotenza e non con la tecnica o la bravura. Che dire poi di non considerare mai la forza della squadra avversaria? Dare sempre la colpa agli arbitri è la cosa più facile, tante volte cercando conforto anche nella squadra avversaria. E’ come quando le forze di polizia cercano di calmare e tenere sotto controllo due tifoserie avversarie,  per  poi trovarsele tutte e due contro. In pratica per alcuni l’importante è trovare un avversario, qualsiasi esso sia, su cui sfogare il proprio malcontento.  Gli arbitri, come tutti gli esseri umani e gli sportivi, possono sbagliare e nessuno vuole negare ciò. Abbiamo avuto e avremo sempre il coraggio anche di riconoscere gli eventuali errori arbitrali, fatti sempre in buona fede e senza mai voler appositamente danneggiare l’una o l’altra squadra, ma proprio in virtù di questo possiamo a testa alta  difendere ad oltranza la buona fede e l’onorabilità dei direttori di gara. Nessuno può e deve sentirsi vittima o inviso da quello o quell’altro arbitro. Chiediamo per questo a tutti i tesserati del CSI di Pordenone di avere la stessa buona fede in tutto quello che fanno o dicono. Forse allora ci si accorgerebbe che, quando una partita è andata a male o ci sono stati episodi penalizzanti, la responsabilità dei direttori di gara è di gran lunga inferiore a quella di molti partecipanti alla gara. E scusatemi se è poco.

Ma le regole vanno bene solo per gli altri?

Mi pare doveroso fare questa riflessione perchè spesso richiamiamo le regole solo quando fanno comodo a noi o quando colpiscono gli altri. All’interno di qualsiasi organizzazione, sociale, politica e sportiva, vi sono regole democratiche o meno (è il caso di decisioni assembleari o di regolamenti tecnici nazionali) che tutti ci impegniamo a rispettare nel momento stesso in cui entriamo a farvi parte. Rimane sempre però il sentimento di “giustizia personale” per cui, quando capitano situazioni che tendono a penalizzarci, ci sentiamo subito in dovere di protestare o fare dei distingui, senza neppure sforzarci di conoscere i regolamenti che guidano le scelte associative o le stesse associazioni in cui siamo entrati a far parte. Forse è umano; ci sentiamo tutti spesso oggetto di ingiustizie o di “sfortune” varie e magari capita veramente, ma deve sempre prevalere il rispetto delle regole e la volontà di partecipazione, più di quella di prevalere o primeggiare, accettando le regole del gioco, anche quando queste ci penalizzano. Non dobbiamo e non possiamo farcele da soli o “inventarle” al momento. Non sarebbe serio, non sarebbe rispettoso verso gli altri e, soprattutto, non sarebbe da Centro Sportivo Italiano.

 

Lutto nel settore arbitrale e nel CSI di Pordenone

Purtroppo queste feste natalizie sono state funestate dalla notizia che è deceduto un nostro tesserato, un arbitro, un amico del Centro Sportivo Italiano; Giuseppe Mungo. I funerali si terranno mercoledì  21 dicembre alle ore 14.00 presso la chiesa di Marsure. Tutte le gare dei campionati provinciali del CSI effettueranno in questa settimana un minuto di silenzio, in suo onore.